sabato 14 aprile 2012
Si riparte!!!!
Ciao!
giovedì 9 giugno 2011
Proiezione del video del viaggio
Per chi ci sarà ci si vede là!
sabato 5 marzo 2011
La buena onda
P.S. se non si era capito, dimenticavo di dire che questo viaggio è stata una figataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!
P.P.S. Il blog mica lo chiudo, rimane qua e dentro ci finirà quello che in qualche modo nascerà dal viaggio appena terminato.......
lunedì 21 febbraio 2011
La fine del mondo
martedì 15 febbraio 2011
Ventooooooo!
venerdì 11 febbraio 2011
Un passaggio di frontiera a dir poco avventuroso
martedì 8 febbraio 2011
Fantastica Carretera
Durissimo e bellissimo
Noi continuiamo fino a raggiungere il lago General Carrera che e' un autentico spettacolo della natura. Acqua turchese in cui appaiono macchie blu ogni volta che una nuvola si frappone fra il lago ed il sole. Le montagne tutt'intorno. La strada serpeggia su e giu' per la montagna senza tregua. Questo tratto e' tanto bello quanto duro e ci costringe per 2 giorni a faticare senza raggiungere nessun luogo abitato. Campeggiamo prima nel bosco e poi in una fermata del bus ad un incorcio in cui una coppia di turisti spagnoli ci regala una bottiglia d'acqua per cucinare evitandoci di scendere al lago. L'arrivo a Cochrane significhera' una bella doccia calda. Finora questo e' stato il tratto piu' emozionante dell'intero Camino Austral. Mancano ormai "solo" 230 Km alla fine di un un altro sogno che si sta realizzando.
Questo post e' del 4 di Febbraio.
lunedì 31 gennaio 2011
Selvaggio Cile
Dopo un viaggio estenuante, tra aerei, navi e bicicletta, mi ha raggiunto Samanta per accompagnarmi fino ad Ushuaia e viversi la Carretera Austral. La stavo aspettando da un po a Villa Santa Lucia con una bottiglia di Carmenere (vino rosso cileno) per festeggiarne l'arrivo. Nel mentre incrocio una coppia di cicloviaggiatori francesi che stanno scendendo dalla Bolivia. Dopo un po arriva Simon un inglese in cerca di internet. Racconta di essere stato assalito in Peru da 3 tipi che gli hanno tagliato la strada con un taxi e gli hanno rubato le borse posteriori con dentro il PC, la tenda il sacco a pelo... Villa Santa Lucia e' un paesello piccolo piccolo, mi avvio alla strada da cui dovrebbe arrivare Samanta, mentre alcuni mochilleros (zaino in spalla) israeliani tentano invano di fermare qualche auto per farsi dare un passaggio. Dopo una mezz'oretta scorgo una sagoma pedalante sbucare dalla curva in fondo alla strada. Ppedala e si avvicina. Ognuno comincia a vedere il sorriso dell'altro fino all'abbraccio che libera l'emozione di reincontrarsi dall'altra parte del pianeta per condividere ancora un altro pezzo di vita insieme.
Si chiacchiera parecchio, ce ne sono un bel po- di cose da raccontare.. ricomincio con l'italiano, ficcandoci dentro un po di parole in spagnolo. Da quando sono qua sto sognando in una lingua diversa dalla mia, la costruzione della frase mi esce in spagnolo...
Iniziamo a pedalare e ci troviamo immersi in una natura selvaggia e rigogliosa in cui aumentano girono dopo giorno le cime bianche, diventa piu' facile scorgere qualche ghiacciaio che piange 1000 cascate che scendono e danno vita a fiumi e laghi.La Carretera Austral corre a fianco costeggiandoli, passando sopra ponti sotto cui scorrono tumultuosi corsi d'acqua. Arriviamo a sbucare al mare e il paesaggio cambia nuovamente aprendosi verso l'orizzonte.
Passiamo per il Parque Queulat. Intorno a noi ci sono centinaia di grandi foglie verdi che ci conducono fino all'ingresso del parco nazionale nella sua parte piu' visitata, quella del Ventisquero Colgante, il ghiacciaio. Non c'e' il guardaparque, ma un cartello spiega che possiamo entrare, occupare una delle 10 piazzole disponibili e pagare poi all'uscita la mattina seguente. Nel sentiero che porta al campeggio e dentro cui si fa largo Bomba, il rumore del fiume si fa via via piu' forte e si comincia a intrevedere dietro agli alberi il Ventisquero. La serata si fa bella fresca e per scaldarci bruciamo un po' di legna, ceniamo e ci infiliamo in tenda. In sottofondo l'acqua scorre e ogni tanto si sente il rumore inquientante di un gigantesco crollo, e' il ghiacciaio che perde qualche pezzo che frana nel lago sottostante. La mattina seguente percorriamo un sentiero che ci porta ad ammirare il Ventisquero in tutta la sua grandezza. Sembra debba venire giu' da un momento all'altro, trasmette un'immagine di precarieta', mentre invece e' ben saldato al ghiacciaio che sta dietro e che dalla laguna in cui ci troviamo non e' possibile apprezzare.
Il sentiero inizia con un ponte sospeso che permette di camminare sopra al fiume in un puntio in cui scorre tumultuoso e sembra voler uscire dal proprio letto, colpendo massie pietre disegnando aloni di spuma bianca. Fuori dal aprco la giornata ci ha riservato una tappa molto dura verso Villa Amengual in cui “la sfida” e' quella di superare la salita che porta a 500 metri d'altitudine dopo una ventina di tornanti. Al di la' della fatica devo dire che mi piacciono le salite, richiedono fatica, sforzo, ma alla fine ti ragalano panorami mozzafiato, si scoprono splendide vallate, spuntano bianche vette e alla fine ti regalano spendide discese.... per la verita' niente e' regalato, ma e' tutto super guadagnato!
Il tempo in questi giorni e' stato incredibilmente instabile, soprattutto all'interno della stessa giornata in cui sembra venire giu' l'inferno, poi sbuca un sole che brucia, poi di nuovo piove per 30 secondi e poi sole.... e ti fermi per toglire, mettere, togliere, mettere... Un giorno, da Villa Santa Lucia a La Junta e' piovuto continuamente, e pedalare bagnati non e' piacevole,
ma da' la possibilita' in qualche modo di vivere la Patagonia nel suo clima tipico. Dopo il primo acclimatamento di Samanta, ancora in fase di rodaggio, ci aspettano tappe con kilometraggi piu' elevati, la prova aumenta di difficolta' e questo e' quello che mi piace di piu'. Dalla solitudine passo a un viaggio in compagnia e sono curioso di vedere l'effetto che fa....
Selvaggio Cile
Dopo un viaggio estenuante, tra aerei, navi e bicicletta, mi ha raggiunto Samanta per accompagnarmi fino ad Ushuaia e viversi la Carretera Austral. La stavo aspettando da un po a Villa Santa Lucia con una bottiglia di Carmenere (vino rosso cileno) per festeggiarne l'arrivo. Nel mentre incrocio una coppia di cicloviaggiatori francesi che stanno scendendo dalla Bolivia. Dopo un po arriva Simon un inglese in cerca di internet. Racconta di essere stato assalito in Peru da 3 tipi che gli hanno tagliato la strada con un taxi e gli hanno rubato le borse posteriori con dentro il PC, la tenda il sacco a pelo... Villa Santa Lucia e' un paesello piccolo piccolo, mi avvio alla strada da cui dovrebbe arrivare Samanta, mentre alcuni mochilleros (zaino in spalla) israeliani tentano invano di fermare qualche auto per farsi dare un passaggio. Dopo una mezz'oretta scorgo una sagoma pedalante sbucare dalla curva in fondo alla strada. Ppedala e si avvicina. Ognuno comincia a vedere il sorriso dell'altro fino all'abbraccio che libera l'emozione di reincontrarsi dall'altra parte del pianeta per condividere ancora un altro pezzo di vita insieme.
Si chiacchiera parecchio, ce ne sono un bel po- di cose da raccontare.. ricomincio con l'italiano, ficcandoci dentro un po di parole in spagnolo. Da quando sono qua sto sognando in una lingua diversa dalla mia, la costruzione della frase mi esce in spagnolo...
Iniziamo a pedalare e ci troviamo immersi in una natura selvaggia e rigogliosa in cui aumentano girono dopo giorno le cime bianche, diventa piu' facile scorgere qualche ghiacciaio che piange 1000 cascate che scendono e danno vita a fiumi e laghi.La Carretera Austral corre a fianco costeggiandoli, passando sopra ponti sotto cui scorrono tumultuosi corsi d'acqua. Arriviamo a sbucare al mare e il paesaggio cambia nuovamente aprendosi verso l'orizzonte.
Passiamo per il Parque Queulat. Intorno a noi ci sono centinaia di grandi foglie verdi che ci conducono fino all'ingresso del parco nazionale nella sua parte piu' visitata, quella del Ventisquero Colgante, il ghiacciaio. Non c'e' il guardaparque, ma un cartello spiega che possiamo entrare, occupare una delle 10 piazzole disponibili e pagare poi all'uscita la mattina seguente. Nel sentiero che porta al campeggio e dentro cui si fa largo Bomba, il rumore del fiume si fa via via piu' forte e si comincia a intrevedere dietro agli alberi il Ventisquero. La serata si fa bella fresca e per scaldarci bruciamo un po' di legna, ceniamo e ci infiliamo in tenda. In sottofondo l'acqua scorre e ogni tanto si sente il rumore inquientante di un gigantesco crollo, e' il ghiacciaio che perde qualche pezzo che frana nel lago sottostante. La mattina seguente percorriamo un sentiero che ci porta ad ammirare il Ventisquero in tutta la sua grandezza. Sembra debba venire giu' da un momento all'altro, trasmette un'immagine di precarieta', mentre invece e' ben saldato al ghiacciaio che sta dietro e che dalla laguna in cui ci troviamo non e' possibile apprezzare.
Il sentiero inizia con un ponte sospeso che permette di camminare sopra al fiume in un puntio in cui scorre tumultuoso e sembra voler uscire dal proprio letto, colpendo massie pietre disegnando aloni di spuma bianca. Fuori dal aprco la giornata ci ha riservato una tappa molto dura verso Villa Amengual in cui “la sfida” e' quella di superare la salita che porta a 500 metri d'altitudine dopo una ventina di tornanti. Al di la' della fatica devo dire che mi piacciono le salite, richiedono fatica, sforzo, ma alla fine ti ragalano panorami mozzafiato, si scoprono splendide vallate, spuntano bianche vette e alla fine ti regalano spendide discese.... per la verita' niente e' regalato, ma e' tutto super guadagnato!
Il tempo in questi giorni e' stato incredibilmente instabile, soprattutto all'interno della stessa giornata in cui sembra venire giu' l'inferno, poi sbuca un sole che brucia, poi di nuovo piove per 30 secondi e poi sole.... e ti fermi per toglire, mettere, togliere, mettere... Un giorno, da Villa Santa Lucia a La Junta e' piovuto continuamente, e pedalare bagnati non e' piacevole,
ma da' la possibilita' in qualche modo di vivere la Patagonia nel suo clima tipico. Dopo il primo acclimatamento di Samanta, ancora in fase di rodaggio, ci aspettano tappe con kilometraggi piu' elevati, la prova aumenta di difficolta' e questo e' quello che mi piace di piu'. Dalla solitudine passo a un viaggio in compagnia e sono curioso di vedere l'effetto che fa....
martedì 25 gennaio 2011
Trevelin e Futaleufu
L'ambiente e' caldo, c'e' chi legge, chi cucina, chi chiacchiera e chi prova a risolvere (tipo io), senza riuscirci, quei giochetti artigianali tipo costruire una croce su tre dimensioni con 6 pezzi di legno.... Il cattivo tempo invoglia a socializzare e tra argentini e un italiano si fa presto. Passo qualche giorno a gironzolare tra l'ostello e il supermercato che qui si chiama L'Anonima (avranno qualcosa da nascondere?) Mi preparo qualche buona cenetta e mi rilasso. Una mattina prendo Bomba e ce ne andiamo a visitare l'ala sud del parco dove c'e' una grossa diga che contiene un bacino d'acqua in una zona dove si trovavano 5 laghi che alimentavano il Rio Futaleufu (Grande fiume) rendendolo adatto a rafting e kayaking anche nella sua parte argentina. Dopo la costruzione della diga per queste 2 attivita' si deve passare la frontiera ed andare in Cile. Qui viene gente da tutto il mondo perche' questo fiume pare essere tra i migliori al mondo (e tra i piu' pericolosi) per gli sport acquatici.
Non potendo continuare ad oziare all'infinito, mi sparo un paio di giorni al Parco nazionale Los Alerces che si rivela essere un vero paradiso per chi ama camminare in montagna. E' un Parco pieno di laghi e cime da conquistare. Su consiglio degli amici all'ostello mi fermo nella zona del Lago Verde dove pianto la tenda in un camping. Il tempo non e' dei migliori ma e' previsto in lento miglioramento. La mattina dopo scelgo il trekking al Cerro Petizo (1750 m). Inizialmente costeggio il lago Menendez da dove si dovrebbe vedere un ghiacciaio che mi rimane coperto dalla nebbiolina. Il sentiero comincia a salire stretto. La pendenza aumenta e mi ritrovo immerso in un bosco di bambu che leggo essere una pianta che "cresce specie dopo gli incendi, fiorisce dopo 20 o 40 anni e poi muore". Dopo circa un'ora sbuco al fiume che diventa il sentiero. Comincio a zigzagare tra i massi cercando di non bagnarmi e soprattutto di non scivolare. Il sentiero imbocca una una cresta che sale ripidissima fino ad arrivare alla prima neve. Il cielo e' ancora tutto coperto e oltre a me non c'e' anima viva. Continuo fin sopra al secondo nevaio e li il vento si fa forte, le nuvole si abbassano. Sono praticamente ala cima che mi hanno raccontato esere piana, ma non mi va di rischiare di rimanere in mezzo a un piovasco a quest'altura e decido di iniziare il ritorno per la stessa via. Nonostante il tempo coperto riesco a godere di una bellissima vista sull'altra vallata, anch'essa punteggiata di laghi. Comincio a scendere e incrocio gli unici altri 2 trekker di oggi su questo sentiero che mi chiedono le solite cose che vuol sapere chi sta salendo. Per loro il cielo gradualmente si aprira'.
In questi giorni di passaggio Cile/Argentina le differenze tra questi 2 mondi cominciano ad emergere. I cileni sembrano un po' piu' formali, un po' piu' chiusi, mentre cn gli argentini sembra di stare a casa, ci si intende al volo, le battute vengono capite e la frequenza d'onda e' la stessa. Per uno che viaggia in bicicletta in Cile e' meglio per il reperimento del cibo, perche' si trova senza problemi, ci sono despense e almacenes un po' ovunque e soprattutto sono piu' o meno sempre aperte. In Argentina c'e' la "siesta" che spesso mi ha fatto trovare i negozi chiusi proprio mentre volevo comprare da mangiare e questo mi obbligava a fare provviste, che significa trasportare peso. Il cibo non cambia moltissimo, il dulce de leche in Cile si chiama manjar e la qualita' e' peggiore e mi invita a cambiare la fonte di zuccheri... Sull'accento e sulla parlata poi non ci sono dubbi, l'argentino e' davvero molto piu' caldo, con tutti i nomignoli che ti affibiano amichevolmente (gordo, flaco, papito, che...) e la pronuncia della doppia L e della Y. In Cile la parlata e' piu' cantilenata e va verso un acuto per pi riabbassarsi e riandare verso un acuto. C'e' l'abitudine di tagliare le parole e la comprensione e' un po' piu' complicata. Poi mi sembrano un po' piu' lenti a capire battute e anche nei rapporti, tipo ieri chiedo se posso avere un PC in un Cyber e il ragazzo mi dice che deve chiedere a suo padre, li a fianco, di spegnere la macchina del gelato per accendere i PC (problema elettrico...). Sparisce, rientra e continua a lavorare. Io rimango li, penso che stara' aspettando qualcosa, poi dopo un po' gli chiedo "allora e' possibile?" e lui scuote la testa dicendomi di no. Mi vedeva he ero li ma non gli veniva in mente che stavo aspettando. Situazioni come queste mi sono sucecsse qui altre volte, come anche in Peru e soprattutto in Bolivia. In Argentina invece mi sono sembrati piu' svegli da questo punto di vista.
Ora sono di nuovo in Cile, dopo aver pedalato con fatica per un gran indolenzimento a quadricipiti e tricipiti per la salita al Petizo, da far fatica a scendere le scale. Uno pensa di essere allenato dopo piu' di 7000 km in bici ma camminare e pedalare impegnano muscoli diversi e pago dazio. Domani vado verso Villa Santa Lucia in cui dovrebbe esserci Samanta ad aspettarmi che ora e' arrivata a Santiago. Gli ultimi 2000 km del viaggio saranno quindi in piacevole compagnia. Finora ho goduto di una bella solitudine che mi ha arricchito tanto, mi ha dato tanto tempo per filosofeggiare tra me e me. Il silenzio mi piace, non sempre mi va di chiacchierare. Ho scoperto invece, grazie al viaggio, che mi piace tanto condividere le mie esperienze. Attraverso il blog, le interviste e qualche contatto con skype o messenger. Da domani potro' "compartir" questa mia favolosa esperienza anche con una persona con cui ho condiviso tanto negli ultimi anni e sara' sicuramente una bella storia!!! e inoltre potro' riprendere a fare foto con una macchina fotografica normale!!!!
lunedì 17 gennaio 2011
La Patagonia, quella vera
Qualche foto dell'eruzione
http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/cile-vulcano/9.html
Per tutte le foto, quelle ancora serie e quelle con il cellulare clicca sull'hombre amarillo
domenica 9 gennaio 2011
Chiloe', un'isola di salite impossibili
La strada che scelgo una volta sbarcato dalla “barcaza” e’ quella che costeggia l’isola a est. Tutto un bel ripio con tanti sassi e tante buche. In salita a volte non ci provo neanche, scendo e spingo. In discesa faccio largo uso dei freni per non rischiare di volare. Tra l’altro appena arrivato un carabinero mi ferma e mi dice che dovrei usare il casco, ma non perche’ c’e’ una legge cilena (sara’ vero?!?!?) ma per la mia salute. “saro’ prudente signor carabinero!”.
La gente che incontro e’ abituata al turista e quando incrocio gli sguardi per un saluto le teste si girano e mi riportano un po’ a come siamo abituati a casa… Mi pare gente un po’ piu’ chiusa di quella incontrata finora, ma naturalmente e’ solo un’impressione che come tutte quelle che ho avuto era moto condizionata dal mio stato d’animo che in questi giorni era a sua volta condizionato dalla fatica boia a spingere sul ripio 50 kg di bici.
L’isola e’ verdissima, ci sono fiori dappertutto che profumano l’aria, gialli, viola, fucsia. Vacche, pecore e qualche cavallo sono gli animali che si vedono ogni tanto dietro a un recinto. I cani qui si fanno nuovamente aggressivi, tentano di lanciarsi addosso alla bici e quasi rimangono impiccati alla catena. Quelli senza catena adempiono bene al loro lavoro di guardia e uno, piccolo ma agüerito riesce ad attaccarsi ad una borsa con i denti e me ne accorgo perche’ riesce a rallentarmi di colpo. Poi molla la presa prima che mi porti via con me denti e gengive. Le case sono di tutti i colori, i tetti in alluminio (spero per loro non ce ne siano in eternit). Il legno e’ il materiale con cui sono costruite e alcune usano legno di alerces che e’ un albero tipico di questa fascia di Cile. Anche le chiese sono di legno, sono piu’ di 60 e dichiarate patrimonio dell’umanita’ da parte dell’UNESCO. Carine ma in tutta onesta’ mi sembra un’esagerazione. Arrivo a Quemchi dopo un’oretta di pioggerellina sottile e continua e mi trovo un hospedaje familiar che e’ in pratica una stanza a casa di una famiglia che di mestiere fa l’”albergatore”. La stanzetta e’ molto carina cosi’ come il paesello che non visito per bene perche’ la stufetta in cucina e’ troppo attraente. Esco solo per provviste per prepararmi una bella cenetta. La mattina seguente la signora mi presenta una delle migliori colazioni da quando sono in viaggio, con torta e marmellata di lamponi fatte in casa. Spetacuel! Ben nutrito riparto a pedalare sul ripio e imbocco una deviazione per una cascatella bellina e “guado”, saltando su pietre, il fiumiciattolo per arrivare sotto al getto d’acqua.
Arriva l’asfalto ben prima di quanto dicesse la mappa che mi han dato qui all’ufficio información e di questo ne sono piuttosto felice. La velocita’ media aumenta e mi porta a Castro, la capitale dell’isola, che raggiungo naturalmente con una discesa ripidissima che oggi mi e’ costata cara. Vado dritto al Diario La Estrella dove ho un contatto per una intervista che mi fa una simpatica signora a cui regalo una moneta italiana. In cambio mi Childe se voglio una moneta cilena…. simpatica…
L’ostello in cui dormo lo stanno ancora dipingendo. I letti sono tutti da fare, ma e’ attaccato al porto dove stamattina sono stato per vedere se mi facevano salire pur non avendo comprato il biglietto (tutti gli uffici erano chiusi). L’idea era quella di prendere l’unico traghetto che in comode 8 ore mi avrebbe portato a Chaiten in piena Carretera Austral. Quando alle 7.30 incontro il responsabile mi dice che si puo’ fare ma devo paare il posto a sedere oltre alla bicicletta, ma non ci sara’ nessun posto a sedere per me perche’ e’ tutto pieno. In 5 secondi maturo la decisione di non prendere il traghetto per un paio di buone ragioni. La prima e’ che per una questione di precisione la Carretera Austral la voglio percorrere TUTTA, dal’inizio alla fine. La seconda e’ che il tipo della nave mi stava un po’ sul culo…
Ho quindi riattraversato l’isola ma questa volta al centro, sulla ruta 5 che e’ la Strada principale dove passano molte piu’ auto, anche se per la verita’ non si puo’ dire che sia trafficata. La strada porta in cima a una collina da cui oggi, con il cielo azzurro, ho potuto ammirare una fila di dieci cime innevate, le Ande che fra un paio di giorni comincero’ nuovamente a fiancheggiare. Ora sono ad Ancud in un altro hospedaje familiar in cui ho un PC tutto per me e ne sto approfittando per mandare il comunicato su viaggio e progetto a giornali e TV cileni, oltre che per cazzeggiare bellamente.
L’Isola di Chiloe’ e’ stata una piacevole pausa che mi sono preso dalla montagna. Ma ora dopo aver intravisto all’orizzonte quella decina di cime bianche, la voglia di arrivarci sotto e’ troppo forte e domani rifaccio un pezzo di strada noiosa gia’ percorso e arrivero’ al km 0 della Carretera Austral che sara’ un’altra incredibile avventura di questo viaggione..
Per tutte le foto clicca su questa salitona!
giovedì 6 gennaio 2011
Manuel, Paul, Santiago, Chuqi, Peter e Miguel
Per le foto clicca sui fantastici 6!
lunedì 3 gennaio 2011
Giro dei 7 laghi e salita al Cerro Tronador
Per le foto clicca su quella di Guevara

martedì 28 dicembre 2010
Ma vieniiiiiiiiiiii!
Il 25 di Dicembre mi regalo un bel cambio di programma! Invece di riprendere la Ruta 40 e percorrere altri km di monotonia, seguo i consigli di alcune persone conosciute e tiro dritto verso i monti. Arrivo A Zapala alle 12, l’ufficio informazioni e’ chiuso ma fuori ha una bella mappa con le distanze. Li davabti conosco un ragazzo che incontrero’, con la sua famiglia, altre 2 volte. E’ curioso e vuole immortalare l’incontro con una foto. Anche lui mi parla di questo “camino lindisimo” che passa per il Lago di Alumine’… che faccio? Continuo bello orizzontale sulla mappa per altri 50 km di spettacolo puro. Continui saliscendi mi avvicinano a montagne con le cime innevate che si fanno sempre piu’ grandi fino a che ci finisco sotto. Intorno e’ tutto verde, l’acqua scorre al lato Della Strada, passo per un ambiente vulcanico con rocce nere e sabbia, affronto curve su curve che ti mettono addosso la voglia di pedalare per vedere cosa c’e’ dietro. Le mucche mi fissano e alcune adirittura si girano per continuare a guardare questo strano soggetto giallo fluorescente. Mi fermo in localita’ Primeros Pinos, dove finisce l’asfalto, ed accampo nel boschetto al lato della strada. Poco piu’ avanti c’e’ incredibilmente una piccola tienda in cui Riesco a trovare del latte in polvere e dello zucchero per la colazione di domani che deve saziare una voglia di latte caldo con avena che mi e’ venuta fuori da non so dove. Li’ attacco bottone con un gruppo di ragazzi che mi sommergono di domande sul tenore di vita europeo, sul viaggio, sulla mia situazione sentimentale, ovviamente se sono sposato e ho figli… Rispondo loro mentre ci sorseggiamouna birra. Mi raccontano di quanto invece per loro sia difficile risparmiare abbastanza denaro per farsi una vacanza. Quando mi dicono che mi trovo a 1600 mt di altitudine non ci posso creyere. Mi si e’ rotto anche l’altimetro (oltre al termometro che segnava 56 gradi…) e avevo la percezione di essere attorno ai 6-700 mt. Li saluto contento della notizia che mi fara’ passare una notte bella fresca e me torno a “casa” a prepararmi una cenetta che termina con un bel pane e dulce de leche, 1 mela, tramonto da incorniciare e a letto! Quando mi sveglio il cielo e’ terso, completamente liberato dalle nuvole della sera prima. Ho una gran voglia di avvicinarmi ancora di piu’ alle bianche vette, informo Bomba e con ritmo da passeggio inizio la salita su sterrata. Dopo un’oretta le macchine dei vacanzieri natalizi iniziano a superarmi e cominciano i primi clacson, i pollici alzati, i saluti dei bimbi. Con il sole alle spalle che mi illumina tutto il paesaggio, raggiungo la vetta da cui si vede tutta la catena che segna il confine tra Cile e Argentina. Mi lancio in una discesa di 20 Km cirondato da pini e con il Fiume a valle ad aspettarmi. Al ponte reprendo a salire ma prima mi concedo un po’ di pesche noci e un bel pezzo di pan casero (fatto in casa). Riempio la bottiglia al Fiume e reprendo la marcia arrivando ad attraversare una vallata desertica. Mi sorpassa unamacchina e tutti mi salutano. Si ferma piu’ avanti e si capisce che mi sta aspettando. Quando li raggiungo arriva un “Hola amigo de donde viene?”. Mi accompagnano per un km domandandomi un milione di cose. La moglie mi fotografa e mentre faccio per mettermi in posa manca poco che cado per terra…Tutti mi domandano sempre se viaggio solo e rispondo sempre di si, ma in realta’ solo non sono mai, c’e’ sempre qualcuno pronto a scambiare un gesto o 2 parole, e pedalare cosi’ e’ davvero bello. Continuando la pedalata mi appare il lago di Alumine’ sovrastato da montagne innevate ed arrivo a Villa Pehuenia, una localita’ turistica che non c’e’ sulla mi mappa. Mi sistemo in un camping sul lago e pianto la tenda all’ombra di 4 pini. Mi ci infilo dentro, al fresco, e mi faccio anch’io dopo tanto tempo una bella siesta argentina. Il resto Della giornata passa tra la spesa in paese e il gustarsi finalmente un po’ di relax in un ambiente che per 10 giorni ho sognato e che mi sono sudato Lungo strade che sembravano non finire mai. L’indomani parto bello tronfio per spararmi 100 km di sterrato atronó al lago ma salta fuori l’inghippo! Dopo 10 km, alla dogana argentina che si trova prima del confine cileno mi fanno presente che se non entro in Cile devo riportargli la carta che mi consegnano. Significherebbe tornare indietro di 40 km e non me la sento. Scocciato giro Bomba e mi fiondo verso Alumine’ per la Strada piu’ corta che si rivelera’ favolosa. Il fiume a fianco con un’acqua cosi’ limpida da sembrare “friulana”. Tutto verde intorno, la neve ancora sulle cime verso il Cile. Arrivo ad Alumine’ e mi riposo in un camping sul fiume in cui sono l’unico inquilino. Quando mi sveglio intorno a me c’e’ un bordello di gente che sta facendo il bagno e prendendo il sole, tutt’intorno alla mia tenda. La bolgia continua fino alle 19 poi pian piano se ne vanno tutti e mi lasciano una bella seratina coccolato dal rumore dell’acqua che scorre.
Bello in forma stamattina sono partito e mi sono “bevuto” 110 km con una salita ad un passo che ora mi ha portato ad arrivare alle porte del “Camino de los siete lagos” che sara’ un’altra goduria per i miei occhi, ma anche per il naso che non fa altro che annusare viole da 2 giorni J
Per vedere le foto cliccare su quella sotto (nei prossimi giorni aggiungo quelle che mancano, la connessione e' lenta e ho fame!)
mercoledì 22 dicembre 2010
Vento, pampa e quadricipiti
2 giorni fa ho scoperto di essere entrato definitivamente in Patagonia quando ad un controllo fitosanitario ho dichiarato di avere nelle borse ben 2 mele e mi hanno lasciato 2 possibilita': Mangiarle li' o consegnarle a loro, perche' la Patagonia, mi informano, e' zona libera dalla mosca della frutta. Io stupidamente mi immaginavo la Patagonia come una striscia piccola a ridosso delle ANde che poi si allarga a sud alla fine, mentre e' una porzione ben piu' vasta di Argentina. Qui il verde comincia a vedersi molto di piu', la frutta sembra essere di altro livello, oggi mi sono mangiato 4 belle e succose pesche bianche. Nel negozietto sulla strada, la frutta esposta e' quella che si trova da noi in estate e la presenza delle ciliege e degli alberi tutt'intorno per un attimo mi ha riportato alla mente Vignola. E poi finlamente ho trovato dell'acqua, oggi passando per una diga. Cristallina, si stavano facendo il bagno un po' di ragazzi. Io ero super accalorato e la tentazione era troppo forte. Giro a sinistra e scendo al fiume appoggio la bici sui sassi e mi tolgo tutto tranne i pantaloncini sapendo di stare attirando l'attenzione di tutta la "spiaggia". Mi immergo nell'acqua fresca che mi fa subito tirare un sospiro di sollievo. Rimango a mollo una mezz'oretta e poi esco e mi rivesto senza asciugarmi, tanto con il caldo che fa ci ho messo 20 minuti a ritornare bello secco.
Ora sono a Neuquen che in lingua Mapuche significa potente. Domattina me ne rimarro' a letto, per la prima volta dopo tanti giorni, almeno fino alle 7 o forse addirituura alle 8 (esageriamo). Rimango qui uno o due giorni a riposare ma lo scopo in realta' e' far riprendere vita al PC che per la seconda volta mi ha lasciato (domani l'incontro con il tecnico) e fare qualche compera tipo un nuovo paio di occhiali visto che gli altri si sono rotti in 4 parti e sono 2 giorni che viaggio con lo scotch e la colla a reggerli che sembro Cosmic (citazione modenese). Per le feste invece potrei addirittura regalarmi una sella nuova.... c'ho i miei perche'.....
A San Rafael mi ha fatto un'intervista un giornalista piu' interessato al folclore che alla causa Saharawi. Per la precisione non ho mai fatto alcun riferimento ad Omar Sivori di cui probabilmente il giornalista e' stato un grande estimatore. Comunque l'articolo e' qui sotto.
http://www.diariosanrafael.com.ar/51529
Per le foto basta cliccare su quella qui sotto

